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| Esecuzione ideale o idea dell'esecuzione? https://houseofviolin.com/forum/viewtopic.php?f=15&t=146 |
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| Autore: | Fabio Stirpe [ 30/07/2011, 19:16 ] |
| Oggetto del messaggio: | Esecuzione ideale o idea dell'esecuzione? |
La “carta” non può, per sua natura, riportare integralmente le intenzioni originali di un autore, non solo nella musica. Ciò lascia spazio a innumerevoli interpretazioni da parte degli specialisti e dei critici che possono solo avvicinarsi alle intenzioni originali dell’opera, magari con un ottimo livello di confidenza sulla bontà dell’approssimazione. Di fatto potremmo dire che la carta, la scrittura in genere, può solo fissare alcune condizioni al contorno (o vincoli) riguardo un’opera e che la stessa volontà di voler fissare un’idea astratta lascia spazio ad una indeterminazione ineliminabile, più o meno grande, attorno all’opera. Anche l’autore stesso, che volesse approcciare un’esecuzione di un suo pezzo, si troverebbe ad interpretarlo in maniera diversa da come lo ha inteso all’inizio. Ciò richiama un concetto ben noto e formalizzato nella scienza statistica che ha dato origine al concetto di incertezza di una misura/osservazione. Di fatto, nel momento in cui vado a misurare una grandezza fisica ne cambio il suo stato non potendone più conoscere il suo “valore vero”, con esattezza letterale. Potrò solo dare luogo a multiple misurazioni, una diversa dall’altra, che si organizzano attorno ad un valore medio che’ e’ solo la migliore stima del “valore vero”. La fonte di tali differenze può essere casuale ma anche sistematica. E’ come dire che tutte le interpretazioni che si possono dare della toccata e fuga in re minore di Bach sono solo una stima, un avvicinamento, all’esecuzione ottima che nemmeno l’autore avrà probabilmente conosciuto (non vuole essere un eccesso di relativismo ma un accostamento a metodi di osservazione ben catalogati che nulla tolgono alla realtà). La carta ci permette di delineare una linea guida delle nostre intenzioni ma poi l’esecutore le sintetizza in base alle proprie esperienze. Se crediamo in questa premessa, allora, maggiori possibilità vengono fornite da una composizione più valore artistico potrebbe avere. Ovviamente si può definire l'esecuzione più probabile, quella attesa, come l’esecuzione filologicamente affine al pezzo ma la distribuzione (ovvero l'insieme delle possibilità) potrà avere una grossa dispersione attorno a tale valore, nel senso che esistono potenzialmente molteplici interpretazioni più o meno distanti da quella filologicamente riconosciuta come di riferimento. Volendo fare un parallelo pratico, per esempio, possiamo dire che l’altezza di un uomo di statura normale e’ 1.80 m ma non si può assolutamente definire anormale o malato o brutto un individuo che sia alto 2 m. Per cui verrebbe da chiedersi cosa può veramente fissare la carta? Cosa si può veramente scrivere di un’opera d’arte o musicale? Forse le sue componenti che più sono imparentate con la logica e con la matematica. Posso fissare l‘armonia di un pezzo, il ritmo e la melodia e queste contribuiranno in maniera determinante a fissare l’aspettativa attorno all’esecuzione. A limite, una volta scritte, con i mezzi tecnologici moderni, posso anche automatizzarle. Ma se ci spostiamo dal tonale ad altre organizzazioni dei suoni diventa veramente difficile stabilire cosa e’ più logico e cosa non lo sia e quindi e’ veramente facile rimanere fluttuanti o sorpresi. Da questo punto di vista, allora, non c’è davvero differenza fra il gregoriano tramandato oralmente, da generazione in generazione, e la musica scritta. Se proviamo a contestualizzare queste considerazioni nell’improvvisazione capiamo che e’ vero che non sappiamo cosa aspettarci. Gli unici vincoli sono il tipo di linguaggio (jazz piuttosto che liturgico, solistico o in ensemble, tonale o modale, o nella scelta della forma). Ma se nulla sappiamo dell’improvvisatore che abbiamo avanti allora l’evento a cui assisteremo sarà verosimilmente casuale per la nostra percezione, con pochissimi elementi che sono già a noi noti. In ciò, secondo me, sta la potenza del sistema tonale, farti sentire sempre a casa tua perché l’orecchio sa cosa aspettarsi, ed i sentimenti anche. Un tale tipo di sensazione, all’ascoltatore non esperto del campo, credo giochi un ruolo fondamentale e di sicuro successo. Basta poco, in definitiva. |
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