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| La musica classica è morta? 2 https://houseofviolin.com/forum/viewtopic.php?f=15&t=370 |
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| Autore: | Fausto Caporali [ 21/07/2012, 7:40 ] |
| Oggetto del messaggio: | La musica classica è morta? 2 |
Prima che un purista della tradizione classica mi consideri blasfemo, voglio subito sottoporgli qualche annotazione spicciola, senza alcun valore dimostrativo ovviamente, ma solo in vista di un salutare esercizio della critica. Partiamo dal concetto di genialità e proviamo a chiederci come mai tanti geni nel corso della loro esistenza non siano stati considerati tali. Forse che la categoria di genio vale solo per noi? O forse siamo noi che abbiamo creato la categoria del genio e supponiamo che essi abbiano raggiunto il non plus ultra della musica e che la loro musica debba per forza essere e divulgata ed eseguita e apprezzata da tutti e vorremmo che frotte di giovani e meno giovani corressero ad ammirare le loro musiche stupiti e osannanti? E come è avvenuto che una mente superiore sia stata pressoché ignorata nel suo tempo? Chi non considera Mozart un genio assoluto? Direi tutti gli amanti della classica, al punto che l’esercito dei suoi estimatori può comprendere anche qualche maniaco della dance; ma chi lo considerò tale in vita (al di fuori del solo Haydn, e meno male), se consideriamo, senza nasconderci dietro il solito peana agiografico degli storici, che l’ultima parte della sua vita fu un incessante, penoso, tentativo di tenersi a galla nell’infido mondo musicale viennese senza riuscire a farsi apprezzare per quel che era? Il genialissimo Flauto Magico fu rappresentato qualche volta in un misero teatrino popolare di periferia in mezzo alla gazzarra più totale. Solo il suo mondo interiore non si accorgeva di quanto la realtà fosse ben più amara e solitaria di quella in cui viveva un Salieri (e chi ne conosce le musiche oggi?), per esempio, cui non mancavano certo commissioni e onorificenze di altissimo rango. Ma citiamo un altro genio: chi riconobbe tale J. S. Bach, al di là dell’ammirato stupore di chi lo sentiva (o vedeva) suonare? Chi non ricorda non tanto le difficoltà materiali, ma le critiche feroci alla sua musica, giudicata dai suoi contemporanei prolissa, oscura, troppo complessa, fuori tempo, ecc… Chi non ricorda come alcune fra le sue opere migliori, come l’Offerta musicale, l’Arte della Fuga, restarono indifferenti agli artisti coevi se non addirittura del tutto ineseguite e dimenticate. Non solo la sua genialità non fu riconosciuta, ma del tutto lasciata nel dimenticatoio dopo la sua morte per almeno un cinquantennio. Tralasciamo il fatto che moltissime opere di Mozart, oggi considerate capolavori, a suo tempo furono eseguite una volta sola e poi prontamente dimenticate, e infatti, ricordiamo che i contemporanei faticavano a capirle perché sembrava, a ragione, avessero troppe note: erano di più di quelle dei suoi contemporanei sulla breccia; con sentimento pietoso pensiamo alla genialità delle sinfonie di Bruckner, che suscitavano ilarità negli orchestrali e nell’uditorio. Potremmo aggiungervi il caso di un Chopin, il cui genio non fu evidentemente valutato attentamente quando si esibiva per quei circoli snob di matrone inglesi nei quali si era ridotto a suonare nell’ultimo periodo della sua vita. Mussorsgkij, Schubert, e tantissimi casi di autori e opere, sembrano far torto all’intelligenza del tempo, dal momento che praticamente nessuno ha sentito scorrere nelle loro partiture lo spirito del genio. Potremmo proseguire in tal serie di esempi, ma ci basta aver osservato che il carattere di genialità di un’opera non è così oggettivo come sembra e forse è da mettere in relazione al grado di conoscenza che se ne ha e al confronto sovrastorico che si fa a posteriori fra musiche coeve; e infatti non si può né si vuole disconoscere il valore insito in tali musiche che sono migliori rispetto ad altre dello stesso genere da un punto di vista qualitativo, ma si vuole insinuare il sospetto che tale genialità è decisa da noi, perché noi vogliamo considerare tali delle menti superiori; la storia sembra però avere altri criteri, e non stupiamoci se la contemporaneità non ha bisogno di mitizzare il passato. Perché la genialità è presente anche nella musica d’oggi, posto che la si voglia conoscere e posto che non si assolutizzi aprioristicamente il passato come il miglior mondo musicale possibile. La cultura storicistica in cui siamo immersi ha creato delle icone storiche e suppone che la grandezza di un passato mitizzato conferisca grandezza al presente; per questo il musicista colto non rinuncia all’idea che la musica classica sia superiore, perché la superiorità ipotetica di quella rende superiore il proprio operare; peccato che la riuscita estetica non sia automatica: il grande pubblico và dove lo porta il cuore e non dove predica la cultura, c’è poco da fare; in altre parole, la modernità seleziona ciò che può digerire e non si ferma a ciò che travalica le sue possibilità; i Bach e i Beethoven vivono non perché siano stati dichiarati geni (cosa di cui non dubitiamo) ma perché fra le loro pagine vi sono melodie e combinazioni di note che colpiscono trasversalmente gli ascoltatori di oggi: l’Aria sulla 4a corda è geniale, la Badinerie è geniale, la Sonata “Al chiaro di luna” è geniale, e lo sono perché la ricezione attuale riesce a sintonizzarsi su quelle melodie: sono semplici al punto da essere canticchiate da chiunque e come tali hanno colto nel segno. Una fuga di Bach è geniale, ma non parla ai nostri tempi, un quartetto di Beethoven è geniale ma pure non è recepibile nell’oggi. E viene in mente la profezia non avveratasi di Schönberg quando diceva che le melodie dodecafoniche un giorno sarebbero state canticchiate dal postino: evidentemente l’estrema complessità non è affar nostro, se una melodia dodecafonica la fischietta proprio nessuno e la stragrande parte delle persone si ferma al giocoso, sereno, orecchiabilissimo Mozart. |
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