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| La musica classica è morta? 5 https://houseofviolin.com/forum/viewtopic.php?f=15&t=373 |
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| Autore: | Fausto Caporali [ 21/07/2012, 7:44 ] |
| Oggetto del messaggio: | La musica classica è morta? 5 |
In realtà, la complessità tecnica di un’opera non implica che un’opera non complessa non abbia un contenuto: è più probabile che sia un diverso modo di esprimere l’intuizione individuale in cui consiste il nocciolo dell’ideazione musicale; se al confronto di una sinfonia ottocentesca la canzonetta sembra durare quanto uno spot pubblicitario, vuol solo significare che le categorie di creazione e comprensione di questa musica corrispondono nient’altro che a una durata estetica possibile oggi; ma la cosa non ci stupisce considerando la diversità di durata interiore dei diversi tempi storici: un tempo si ascoltava musica solo in determinate occasioni, pochissime nel corso di mesi, giusto durante qualche ritrovo di società, mentre il resto del tempo scorreva nel silenzio o nei pochi rumori quotidiani; il concerto era occasione sociale e culturale prima di tutto e poi arricchimento estetico raro e prezioso; oggi la musica fa da sfondo sonoro a qualsiasi momento della giornata, ne segue l’incessante mutare di situazione e non pretende per sé che il collocarsi su un nastro caleidoscopico di suoni che è lo sfondo dell’agire odierno. La qualità della musica è inferiore a quella classica? Non è meno inferiore a quella della musica di Mozart, che era sottofondo alle feste nobiliari, di quella di Bach che intratteneva con i suoi concerti gli avventori del caffè Zimmermann, delle Messe di Palestrina che ornavano i gesti e i movimenti delle celebrazioni di S. Pietro; molta di quella che oggi è considerata sfilata di capolavori, era un tempo musica da sfondo, ascoltata in mezzo al brusio e al chiacchericcio. L’arte di oggi ha bisogno di pochi istanti per realizzarsi, di pochi pensieri semplici e chiari, di sentimenti troppo umani; ma per chi vuole andare ai dettagli, trova anche la profondità di parole e di musiche: fra i compositori di testi vi sono veri poeti (e mi si perdoni l’ardire, ma fra i cosiddetti poeti colti e i cantautori non banali come un Lucio Dalla o un Guccini, c’è da star sicuri che questi sono i poeti dell’oggi), fra i compositori di melodie vi sono autentici, geniali musicisti. Potremmo, nel proseguire le considerazioni di natura estetica, valutare la complessità di relazioni culturali, ossia una musica ha più valore estetico se ha al suo interno una più estesa rete di referenze culturali; è questo l’aspetto a cui il musicologo non vuole rinunciare, consistendo la sua attività in una ricerca incessante di approfondimenti e di interrelazioni nel contesto storico; egli non vorrà mai concedere che il Don Giovanni di Mozart abbia la stessa validità di un musical di Broadway o che una Sonata di Schubert sia paragonabile a un brano di Jovannotti; in realtà, il fatto di considerare superiori le musiche del passato perché offrono più spunti conoscitivi, deriva dal non saper considerare il presente nella stessa ottica: chiunque voglia studiare i testi e le musiche di un musical troverà tutte le derivazioni e manipolazioni testuali e musicali identiche, nella sostanza, a quelle che attuavano Da Ponte e Mozart rispetto a Tirso de Molina, come pure troverà tutte le derivazioni di Jovannotti dai rappers afroamericani. E’ forse un problema di profondità di concetti che vengono trasfusi nella musica, per cui in Mozart vi sarebbero espressi le altezze sublimi dello spirito mentre nel musical vi sarebbero solamente le frattaglie delle passioni umane? O non è piuttosto semplicemente diversità di oggetto e di contesto storico, ma con identici, nella sostanza, sia i contenuti che i mezzi per esprimersi. Certo, bisogna che lo storico o l’esecutore classico si renda conto che il suo agire si muove in una cultura diversa dall’oggi e che egli si costringe a un sapere da iniziati perché gli oggetti del suo sapere sono altro da noi e la musica non si è fermata a quei supposti capolavori ma, forse, ne ha creati altri ugualmente ricchi di sostanza culturale. Proprio il suo arroccarsi nel passato a salvaguardia di un eden musicale scomparso può decretare il suo esilio dal presente. E la sua cultura è essenzialmente diversa da quella del passato: egli vede quel mondo come conchiuso in ogni sua parte e perciò analizzabile, ma un pensatore del passato era teso alla creazione e alla motivazione del nuovo che gli stava attorno. E come si sono scritti libri sul mondo ideale di un Mozart (magari stiracchiandolo un po’), così si potrebbero scrivere libri su Frank Zappa o su Herbie Hancock, i cui riferimenti culturali sono vastissimi in ogni direzione. |
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