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Adagio Cantabile dalla Sonata in sol minore BWV 1001
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Autore:  House of violin [ 02/03/2014, 0:54 ]
Oggetto del messaggio:  Adagio Cantabile dalla Sonata in sol minore BWV 1001

A cura di Fausto Caporali


“…(Bach) conosceva alla perfezione le possibilità di tutti gli strumenti ad arco, come mostrano i suoi Soli per il violino e per il violoncello. Uno dei maggiori violinisti mi disse una volta che non aveva mai visto nulla di più perfetto per diventare un buon violinista, né avrebbe potuto consigliare nulla di più utile per l’insegnamento di questi Soli per violino senza basso” (dalla Lettera a Forkel della fine del 1774 di Carl Philippe Emanuel Bach, figlio di J. S. Bach)
Il magnifico autografo datato 1720 dei “Sei Solo à Violino senza Basso accompagnato“oggi ci testimonia la meticolosa cura e l’importanza di un momento creativo straordinario in cui la vena compositiva bachiana si rivolgeva soprattutto all’orchestra e agli strumenti. Non sappiamo per quale uso pratico fossero destinate le sonate per violino solo: forse erano per qualche virtuoso fra i pochissimi capaci che gravitavano attorno a Chöten, o forse era opera preminentemente didattica, come tante sue altre in cui l’aspetto pedagogico è sovrastato enormemente dalla riuscita estetica dei brani presi per sé stessi; l’opera ebbe una vasta circolazione in copie già all’epoca (senza venire mai pubblicata), a conferma di una loro esemplarità musicale immediata. Ben presto divenne consuetudine considerarle come il più convincente banco di prova delle capacità interpretative dei migliori violinisti dell’epoca
I Soli per violino segnano la comparsa di un linguaggio che all’epoca aveva pochi paragoni; a buon titolo oggi possiamo vederne un culmine nel campo della letteratura violinistica; certo, oggi non abbiamo il confronto con i contemporanei, e alla distanza resta il tesoro di musica in esse contenuto. Forse possiamo tentare di descriverne qualche caratteristica: il linguaggio è virtuosistico ma sempre controllato, la difficoltà non è mai fine a sé stessa e resta nel solco di una disponibilità all’effusione; il discorso è sempre teso e intenso, trova direzioni e ambiti da esplorare, gioca con echi e memoria, non rinuncia alla grande architettura complessiva pur nella sobrietà della forma, disegna piani armonici vicini e lontani con naturalezza. Al violino viene chiesto molto: il suo discorso non diventa canto smaccato, non esibizionismo, non effetto del momento -come sfoggiavano gli italiani in giro per l’Europa- ma discorso ardito e compatto, intenso e concentrato, fatto di sequenze armoniche e fughe a tre o quattro voci sottintese di cui non vi erano esempi in circolazione; nello stesso tempo però sa interpretare movimenti di danza, forme all’apparenza più esili, intrattenimenti mondani alla moda, che sotto la sua arte diventano stilizzazione artistica fatta di ampie campiture. Le sue Galanterien diventano specchio dell’anima e trascendono la banale routine dei suoi contemporanei. Tutto diventa ardito, incisivo e consequenziale. L’arco del violino non può presentare più di due o tre note simultaneamente; ma Bach, con arpeggi di tre o quattro note o con ostinati crea la persistenza di linee armoniche e contrappuntistiche indipendenti e parallele.
L’Adagio della Sonata in sol minore è una introduzione solenne in cui la maestosità del disegno si unisce alla espressività della tonalità scelta, quella dell’intensità recitativa; è una pagina sola: ma i maestri di prim’ordine si riconoscono sia nel grande che nel piccolo, come diceva Nietzsche, e in questa abbiamo tutto il cosmo bachiano.

Autore:  House of violin [ 03/05/2014, 15:05 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Adagio Cantabile dalla Sonata in sol minore BWV 1001


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