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Stefano Bollani
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Autore:  House of violin [ 03/08/2013, 22:47 ]
Oggetto del messaggio:  Stefano Bollani

A cura di Fausto Caporali


Potremmo dirlo di noi stessi: in ognuno di noi c’è una parte che fatica e una parte che si rilassa e semplifica, una parte che mette in discussione e un’altra che si intrufola fra i convenevoli, una che non si adegua e una che accomoda. Ecco, se si vuole entrare in quello strano (si fa per dire) personaggio a metà fra l’apocalittico e l’integrato che è Stefano Bollani, forse occorre parlare di più anime. Ma il bello è che in lui non c’è la minima traccia di nevrosi e le varie facce del musicista convivono serenamente e pacificamente una accanto all’altra.
Diciamolo subito, quello meno interessante è il Bollani che esegue musica classica, da Ravel a Gherswin; non è che gli riesca male, tutt’altro, ma si ha l’impressione di un passaggio quasi forzato, di chi ha bisogno di una grandezza altrui per sentirsi dentro al corso della storia. In realtà, non ce n’è proprio bisogno, e il fatto di sentirsi simile ai grandi pianisti (grandi solo perché eseguono musica di grandi) glielo concediamo perché la bella musica è bella e basta, e un Ravel fatto con tutte le note al posto giusto è sempre un dono raro, anche se non sfugge che la classica oggi ha bisogno di personaggi come dell’aria per respirare, di qualcuno che possa rimpolpare il pubblico e riempire qualche fila di poltrone in più.
Ma la storia la fanno i creativi, e la storia, come ci piace ribadire, cambia forme e tempi. Un’altra volta spiegheremo perché il jazz è una forma d’arte strepitosa, anche se la cosa non fa minimamente péndant con la popolarità: qui ci accontentiamo di sfruttare il suo corollario per cui i jazzisti sono artisti strepitosi. Bollani semplicemente lo è, è jazzista fra i più dotati del panorama italiano e in più ha qualcosa di suo. Se stiamo al lato più jazz, lo posizioniamo fra quelli che hanno una cifra colloquiale, intimista, da cesellatore prezioso e raffinato; non possiamo non sentirvi quella capacità di riflessione per cui il suono diventa canto e accento, timbratura infinitesimale, curvatura dell’emozione, fantasioso quanto imprevedibile incastro di ritmi. La facilità perentoria con cui affronta la citazione è pari alla sua voglia di scoprire inediti arrangiamenti e solo la sua vorace ricerca intellettuale lo spinge a scoprire nuovi giocattoli sonori senza fermarsi neanche davanti al materiale meno nobile.
Ma è proprio sul ludico che si comprende il Bollani mediatico e che fa la differenza con altri dotatissimi pianisti italiani: quello che non può riuscire a qualsiasi jazzista, per il semplice fatto che il linguaggio è indubbiamente e assolutamente difficile per l’ascolto medio o perché i riferimenti di volta in volta sono a standard pressoché sconosciuti, riesce a lui perché il funambolico, giocoso, estroverso, sulfureo Bollani non si nega a infiorettare con un jazz mai scontato né banale la melodietta più gettonata che c’è in circolazione. E allora il pubblico capisce la musica, capisce che il musicista sta cantando per lui, che sta giocando con la sua intelligenza, capisce che non gli si sta suonando la canzoncina da tre soldi in modo qualunque: no, lì c’è un sapere coi fiocchi, c’è studio, c’è anima, c’è passione, c’è precisione di dettagli e quella spolverata di furbizia q.b. che è la strizzata d’occhi dell’incantatore.
E c’è anche l’abilità, quell’ingrediente che da secoli anima i veri musicisti, c’è la tecnica di un pianista completo che vuole esibirsi e attingere alle ultime possibilità digitali per incatenare gli occhi. Un po’ come il pianista classico che deve mostrarsi in tutto il suo spolvero altrimenti che pianista è: ma qui siamo di fronte a farina del suo sacco, non ci sono infingimenti, la tecnica se l’è costruita lui, sui suoi arrangiamenti. Siamo al basic della musica? Siamo al guarda e ammira? Può darsi, ma Bollani ti porta lì, a quell’incanto del giocoliere che fa scorrere musica sul filo dello spettacolo, senza rinunciare mai all’espressività e soprattutto senza mai cadere nel facile e nel prevedibile; sa essere serio e profondo quando vuole, sa essere classico quando ci si obbliga, sa essere sopra le righe quando lo si deve essere –e sui media non può che essere così. Certo gli si deve riconoscere una cosa: possiamo essere sicuri che lui è così solo per uno smisurato amore per la musica e per il pubblico.

Autore:  House of violin [ 03/08/2013, 22:48 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Stefano Bollani


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