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Fausto Caporali
Iscritto il: 16/05/2011, 18:48 Messaggi: 14
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 Rivoluzioni IV
Forse è meglio mettere in chiaro alcuni punti. Nessuno intende mettere in dubbio che la classica abbia requisiti di qualità alta e altissima; certo, non tutto Mozart è sublime, non tutto Bach è geniale, non tutto Verdi è da antologia, anche se lo storicismo ha elevato acriticamente qualsiasi musica del passato a capolavoro indiscutibile, comprese pagine di mestiere o doppioni fatti con lo stampo o tentativi giovanili; ma questi sono dettagli: quello che si vuole sostenere è che la musica classica tenuta in piedi dall’alto, cioè indipendentemente dalla richiesta di un pubblico consistente e su decisione squisitamente culturale, alla lunga non può reggersi. Se una stagione concertistica o lirica è finanziata da organismi statali a prescindere da un interesse economico e dal numero di ascoltatori, quella sarà fatta per ragioni di politica culturale, ma certo non in regime di concorrenza e se si dovesse immaginare di lasciare una stagione musicale al mercato, con i costi degli artisti che sono altissimi, di gestione dei teatri che lo sono altrettanto, quella chiuderebbe in quattro e quattr’otto perché si troverà sempre, come si trova, in rosso di bilancio. Non solo la classica è costosa, ma è anche mantenuta in vita come se fosse incorruttibile, nelle forme e nei modi di secoli fa; mentre le persone sono cambiate. E’ chiaro che bisogna tenere vivo ciò che è testimonianza di epoche passate e che costituisce le nostre radici, ma non bisogna stracciarsi le vesti se c’è chi cerca una musica a costi accessibili capace di parlare di sentimenti di oggi e di raffigurare qualcosa di noi nell’oggi. Ciò che fa in modo che quella musica risulti sempre più distante da noi è proprio il fatto che in esso si ragiona secondo categorie di altri tempi e se è vero, come si sostiene, che vi si trovano gli stessi sentimenti di oggi, l’ascolto di un brano antico ci impone di “costruirci” maniere di comprensione di un tempo “altro” da noi. Perché la classica ormai vive ormai di poche musiche diventate quasi inevitabili nei cartelloni? Perché l’orecchio di oggi riesce a ricordarsi (ecco il ri-ascolto) quelle musiche relativamente abbordabili che la storia gli ha selezionato. La quinta di Beethoven si riesce ad ascoltare, forse anche intera, un quartetto risulta difficile da digerire. Perché Mozart si ascolta di più e si vende più di altri? Perché la sua musica è più vicina a noi e le sue melodiette semplici (chi è che non riesce a fischiettarle?) e la sua armonia essenziale parlano una lingua un po’ più sintonizzata di altre sul nostro orecchio. Il resto è per gli specialisti. E qui viene subito in mente la litania che si sente immancabilmente quando si tenta di spiegare il fatto che tanti oggi non sanno decodificare non solo il quartetto in questione, ma neppure un’aria di Mozart: il pubblico è ignorante, la scuole non insegnano, le televisioni non trasmettono, i contenuti non si spiegano, l’ascoltatore non vuole fare sforzi, ecc..In realtà è il brano classico che non è calibrato né sui tempi né sui contenuti della ricezione odierna e, visto che non si riesce a pensare di ridurre Beethoven a qualche minuto perché è proprio l’idea di musica superiore e assoluta che lo impedisce, beh, allora, ci si rivolge ad altra musica; e questa ha la sua qualità e i suoi standard confermati dal tempo, perché il pubblico la esige in ogni caso, per ragioni estetiche, e non si dà mai musica che non risponda a requisiti di “armonia” e perfezione uditiva. La classica è superiore perché più strutturata? Ammettiamolo pure, anche se non corrisponde al vero, ma occorre che la classica riesca ad entrare in un tempo del vivere che muta sempre più velocemente. La classica è superiore alla moderna perché più difficile? Ammettiamolo pure. Ma la complessità di linguaggio non è automaticamente indice di superiorità: anzi, la storia musicale quando ha complicato troppo il proprio linguaggio ha preso altre strade: ciò è avvenuto con il passaggio dal gregoriano classico alle sequenze, dalla polifonia al basso continuo, dal barocco al rococò, dall’opera all’operetta, al musical, alla canzonetta; se isolate in un’opera un’aria dai recitativi -dove la musica non c’è- che cosa vi resta? Tre minuti di musica; se togliete da un’opera di Mozart i recitativi, cosa vi resta? Una manciata di arie, ciascuna di 3 minuti. I testi delle opere classiche sono superiori a quelli moderni? Certo, vi sono opere che hanno indubbia profondità; ma vi sono anche opere che hanno storie raffazzonate e testi ridicoli. C’è chi sostiene che la musica classica è quella delle sensazioni forti, quella che suscita traumi, estasi; che quella leggera è debole, si fonda sulla ripetitività, sul sottofondo, su banali sensazioni; forse è il caso di pensare che le categorie del sublime e del grandioso non esistono più se non come retaggio culturale; il difficile è far provare emozione estetica a chi si trova nella debole, banale, ripetitiva, vita di tutti i giorni.
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