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Rivoluzioni I 
Autore Messaggio

Iscritto il: 16/05/2011, 18:48
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Messaggio Rivoluzioni I
Rivoluzioni I

Sembrerebbe quasi di non poterne fare a meno; non c’è casa che non ne abbia disposti in bella fila, a torciglioni, a raggiera, a colonne, da sotto in su o da destra a sinistra; sono i nostri CD audio, ormai già superati anche loro, a quanto pare, sostituiti da I-Phone o altre chincaglierie moderne; l’apparenza è innocua, gentile e un poco militare, con quegli spigoli che ne proteggono l’anima. Hanno reso un gran servizio, non c’è che dire, hanno portato la musica dalla sala da concerto o da spettacolo dentro alle case di tutti noi, quello che prima si prevedeva, si aspettava, poi si raggiungeva e finalmente si fruiva, ora l’hai lì, a portata di click.
Al solito, senza che ce ne accorgessimo, una rivoluzione l’hanno fatta anche loro (loro e tutti gli oggetti di riproduzione audio e video e con impressionante rapidità si succedono l’uno all’altro sempre più perfetti nel loro scopo): la nostra percezione è cambiata: ieri eravamo convinti che la musica abitasse i luoghi canonici come il teatro, i locali di intrattenimento, chiese, e quant’altro ospitava persone in carne ed ossa, lì davanti, a far musica: oggi la musica esce dall’apparecchio di riproduzione ed è superfluo che uno si sposti, che raggiunga il teatro, che impieghi del tempo, che cerchi il parcheggio, che paghi biglietti cari e carissimi, che stia pressato in fondo alla sala.
Ma vediamo più da vicino; intanto occorre separare il CD (il termine suona un po’ in datato, è vero) che riproduce musica classica dal CD di musica di consumo; il primo riproduce sempre una musica identica, che sia una sinfonia di Mozart o un Mottetto di Palestrina e via dicendo, mentre il secondo è testimonianza di un pensiero, cosicché l’ultimo CD di Prince contiene la sua musica e soltanto la sua; il primo segue una partitura data in modo fisso per tutti, il secondo è la comunicazione di una novità, di un sé che si svela e interpreta il presente. La riproduzione della musica classica ha fatto sì che oramai tutto il repertorio dei secoli passati sia stato registrato più e più volte e che la qualità dell’interpretazione sia ormai a un grado di perfezione di esecuzione e di resa sonora che la riproduzione supera di gran lunga il momento dal vivo. Perché devo andare a sentire la Quinta Sinfonia di Beethoven diretta dal tal giovanotto (chi?) quando ho in casa la stessa diretta da Karajan, Bruno Walter e Carlos Kleiber con orchestre le migliori del mondo? Alla lunga il CD ha tolto lo stesso bisogno di musica: oggi posso avere la musica che voglio, all’ora che voglio, nella quantità che voglio e sempre di altissima qualità. Il teatro una volta era il luogo dove si viveva la musica (o la prosa, si può dire la stessa cosa), ma oggi è un contenitore superfluo; se un tempo era luogo di socialità per cui la musica che vi si faceva era specchio e luogo di una aristocrazia o di una borghesia che vi rappresentava se stessa e finanziava ciò che voleva sentire perché in essa manifestava il proprio desiderio di bello estetico oltre che di incontro/confronto/distinzione, oggi è puro evento museale per cui qualcuno lustra il bell’oggetto di antiquariato, lo propone nell’ennesima salsa finto-nuova (ma non c’è nessuna possibilità di interpretazioni nuove quando si vuole la fedeltà all’autore), per far discutere qualcuno di come è avvenuta l’esecuzione (quando si dice parlare di niente..); la Quinta di Beethoven ha come perso gli artigli e del suo messaggio nessuno ne parla: è diventato più importante notare che all’attacco dell’assolo di corno del secondo tema il musicista ha sporcato la nota (sai a Beethoven quanto potrebbe importare dopo le schioppettate rivoluzionarie dell’attacco…). Ma tant’è, il messaggio è finito sottovetro, scontato nella sua conoscibilità, defraudato della sua potenza e supinamente dato per assolutamente valido.
Non c’è da stupirsi se la ricerca di dettagli interpretativi sempre più stiracchiati e inutili ha portato all’esaurimento dell’interesse per la classica: l’overdose rischia di uccidere. Inoltre, non solo l’esecuzione da parte di un’orchestra è già antieconomica (e questo dice già molto, se non tutto), mentre un CD può ripetere all’infinito a costi irrisori, ma il paragone fra l’esecuzione dal vivo e quella in riproduzione è decisamente a favore della seconda, per qualità e suono. Aggiungetevi una socialità disgregata, sempre più individualista e divisa in tot capita tot music e avrete il non sense della classica: non ha pubblico, non ha senso sociale (chi raffigura? di chi è espressione?), ha costi di studio e di esecuzione altissimi; certo, è cultura di valore, non ne dubitiamo, ma in casa io ne posso avere a quantità industriali; e il live? C’é differenza fra Cd e musica dal vivo? (continua)


09/09/2011, 14:52
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